Buonumore e Poesia in Padre Pio
 
Aneddoti raccontati da Padre Pio

Il temporale

“Durante un temporale un frate sta con Padre Pio nel corridoio del convento di San Giovanni Rotondo, spaventato dai lampi, che sono frequenti per la presenza della cabina elettrica situata in una stanza, dice: “Padre, allontaniamoci almeno dalla cabina. Ieri per un fulmine sono morte dieci persone.” E lui, pronto: “Noi non corriamo questo pericolo. Siamo soltanto due.”

(Da Padre Alessandro da Ripabottoni nel libro “San Pio da Pietrelcina cireneo di tutti”, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 2011, pag. 439)

 

 

Un russo solo

“Durante la visita dell’ex presidente della repubblica Antonio Segni, il 22 novembre 1959, l’illustre ospite presentava il seguito, cominciando dall’onorevole Russo. Nella sala erano in tanti, ma silenzio e venerazione circondavano Padre Pio, che esce dal raccoglimento con una delle sue: “Eccellenza perchè mi ha portato un ‘russo’ solo? Me ne porti tanti!”

(Alessandro, Cireneo, pag. 437)

Il presidente Antonio Segni (a destra) e l'onorevole Russo in visita a Padre Pio

Il millepiedi

“Nel raccontare la storiella dell’ubriaco, Padre Pio si alza in piedi dalla poltrona e rifà il personaggio: “Perchè, o Signore – diceva l’ubriaco che aveva visto sul muro camminare un millepiedi -  a questo animaletto hai dato mille zampe e a me che non riesco a reggermi in piedi solo due?

(Alessandro, Cireneo, pag. 433)

Il re

“Una recluta sempliciotta viene psicologicamente preparata dal sergente ad una imminente visita del Re. Il sergente sapeva che, di solito, i colloqui tra il Re e le reclute non sfuggivano a questo formulario: Prima domanda: “Quanti anni hai?”, risposta : “Ventidue”. Seconda domanda: “Quanti anni di servizio hai?” Risposta: “Due”. Terza domanda: “Chi servi più volentieri, il Re o la Patria?” , risposta: “Sia l’uno che l’altra”.  E su questa falsariga il sergente istruisce pazientemente il gregario, che dopo molti sforzi impara la lezione. Finalmente arriva il Re. Passa in rassegna il reggimento e interroga, come previsto. Le domande sono le stesse ma l’ordine è invertito. E allora: Prima domanda: “Quanti anni di sevizio hai?” Risposta: “Ventidue”. Seconda domanda: “Quanti anni hai: “ Risposta: “Due.” Il sergente suda freddo e il Re, spazientito, esclama: “O sei scemo tu, o sono scemo io.” Il soldato, che sa la lezione a memoria, risponde con la replica del punto tre: “Sia l’uno che l’altro, maestà”.  

( Alessandro, Cireneo, pagine 431-2)

Riportata da Padre Marcellino Iasenzaniro, riguardo a Padre Gian Battista Lo Monaco

Padre Gian Battista Lo Monaco scrisse una specie di diario da cui si rileva che era un poco pauroso. Il 26 aprile 1939 disse a Padre Pio che lui si spaventava dei tuoni e lampi. Padre Pio: "Non ti spaventare dei fulmini, perché non morirai fulminato." Il 7 marzo 1940 disse a Padre Pio che c'era un terremoto a Palermo. Padre Pio: "Stai tranquillo. Non morirai sotto le macerie." Il 4 marzo 1940 doveva partire per l'America. Chiese a Padre Pio di Pregare per lui: " Non vorrei finire come Giona nel ventre di una balena". Padre Pio: "Non temere. Non morirai annegato!" Padre Gian Battista celebrò la prima messa a San Giovanni Rotondo nel 1937 e Padre Pio gli disse: "Prenotati pure per il venticinquesimo e io ascolterò la tua messa. Così avvenne. Poi Padre Pio gli disse: "Allora prenotati pure per il cinquantesimo: io non ci sarò, ma tu sì." Tutto avvenne come Padre Pio aveva predetto. (Iasenzaniro, Testimonianze, parte seconda, 309-11)

Ripostata da Cleonice Morcaldi:  Il topo

“E’ più sicuro un topo fra due gatti, che un povero paziente tra due medici”. (Padre Pio a Cleonice  Morcaldi, La mia vita vicino a Padre Pio diario intimo spirituale, Edizioni casa sollievo della sofferenza, quinta edizione, 2013, pag. 187)

 

 

 

Padre Costantino Capobianco

"I superiori mi avevano fatto comprare una protesi acustica nuova, più efficace e per giunta quasi invisibile: gli occhiali acustici. Recatomi a S. Giovanni Rotondo mentre, dopo pranzo, stavo insieme con i miei confratelli a scambiare ancora qualche parola con Padre Pio, egli mi chiese: «Ma tu senti meglio. Ce l'hai l'apparecchio?». «Si Padre! Eccolo - e gli mostravo l'orecchietta - questa mi comunica le onde sonore rafforzate, ingrandite». «E se ti togli quella?». «Allora, Padre, non sento più». «E toglitela un po'!». Io me la tolgo ed egli, subito sorridendo, ad alta voce dice: «Forza, guagliò! Mo è tempo! Dite male di Padre Costantino che mò non sente!» («Forza, ragazzi! Ora è tempo! Dite male di P. Costantino che ora non sente!»).

(P. Costantino Capobianco, Detti e aneddoti di Padre Pio, Edizioni Padre Pio, San Giovanni Rotondo, 1973)

 

Padre Costantino Capobianco con Padre Pio

 

Giovanni Gigliozzi

"Una volta - racconta Padre Pio - nostro Signore uscì per i giardini del Paradiso e vide delle brutte facce, dei ceffi da galera. Chiamò San Pietro e gli disse: «Ma Pietro, che succede? Come mai questa gente è entrata qui con questi volti così poco raccomandabili? Tu stai attento alla porta?» «Si, Signore, io sto attento». «Ma chiudi bene a chiave?» «Ecco, Signore, io ho le chiavi qui alla cintura. Ci sto attento, guardo sempre». «Va bene, ma fà più attenzione per la prossima volta». Il Signore uscì ancora per il Paradiso, e vide anco­ra altri ceffi da galera. La terza volta, stessa cosa. «Pietro, tu non sei un buon guardiano. Dammi le chiavi, Pietro. Restituiscimi le chiavi». «Ma no Signore, questo affronto no! Perdono, Signore. Questo affronto no!» «Ma allora, Pietro, spiegami questo mistero, come mai queste brutte facce entrano in Paradiso?» «Ah, Signore mio! E che ci posso fare? Appena io volto la testa la vostra Santissima Madre apre le porte e fa entrare tutti!». Giovanni Gigliozzi «Casa Sollievo della Sofferenza»

Giovanni Gigliozzi parla di Padre Pio

Carlo Campanini

Gli riferirono che un celebre professore di Firenze sosteneva la tesi che le stigmate gli erano venute per autosuggestione, per il continuo meditare sulla Passione di Cristo e per il desiderio di immedesimarsi in lui. «Dite a costui che pensasse intensamente di essere un bue - rispose il Padre -, e vedremo se gli spunteranno le corna...». Carlo Campanini - Roma

Carlo Campanini con Padre Pio

 

 

 

 

 

Vena poetica di Padre Pio

Gli aranci della riviera di Genova.

Lettera di Padre Pio del 18 gennaio 1918:

“Miei carissimi figliuoli, questo desiderio (della santità) deve essere in voi come gli aranci della riviera di Genova, i quali secondo ciò che narrano coloro che l’hanno osservati, sono quasi tutto l’anno carichi di frutta, di fiori e di foglie.”  (Epist. IV, 440)

Aranci

Una barca nel vento.

Lettera di Padre Pio del 16 giugno 1917: 

“E’ molto facile condurre una barca, quando non è incalzata dai venti, e trascorrere una vita esente da qualunque accidente; ma in mezzo agli impacci delle prove, come tra i venti, è ben difficile continuare il cammino.” (Epist. IV, pag. 433)

Barca

Gli alcioni

La similitudine del nido degli alcioni è proposta diverse volte, come nella lettera ad Annita Rodote del 28 maggio 1917, nel terzo volume dell’epistolario, a pagina 109-10. Simile anche la lettera a Maria Gargani del 2 maggio 1017, terzo volume dell’epistolario, pag. 274-5.

 

Padre Pio ad Annita Rodote, 28 maggio 1917, in Epistolario, III, pp.109-110:

“Senti cosa mi vado pensando. Considero ciò che gli scrittori dicono degli alcioni, piccoli uccelli, che nidificano sulla spiaggia del mare. Essi lo vanno costruendo (il nido) di una forma rotonda e sì ben compresso che l’acqua del mare non può compenetrarvi. Al di sopra di esso vi è un’apertura, dalla quale ricevono l’aria. Ivi questi graziosi uccellini, ripongono i loro figlioli, affinché il mare sorprendendoli, essi possano nuotare con sicurezza e galleggiare sulle onde senza riempirsi di acqua né sommergersi. L’aria poi che si respira da quell’apertura, serve di contrappeso e di bilancia ancora, talmente che quei piccoli gomitoli mai si rovescino.

Figliola mia, Gesù si degni farti comprendere il significato di questa similitudine. Desidero che il tuo cuore sia di tal fatta ben compresso, e chiuso da ogni lato, acciocché se le agitazioni e le tempeste del mondo, del maligno spirito e della carne lo sorprenda, esso non ne sia penetrato. Non lasciare al tuo cuore altra apertura se non una soltanto, cioè quella dalla parte del cielo per aspirare e respirare il dolcissimo Salvatore .”

Il nido costruito dall'alcione

Il violino

Dalla lettera a Maria Gargani del 22 novembre 1916:

Bisogna diportarsi come è solito diportarsi  un suonatore di violino. Allorchè il poverino avverte una scordanza nè spezza la corda nè lascia il violino, ma subito presta il suo orecchio, per vedere donde deriva lo sconcerto, e poi, pazientemente, stende o rilascia dolcemente la corda secondo il bisogno.” (Epistolario III, pag. 261)

Violinsta che accorda il suo strumento

Ospedale

Dalla lettera a Maria Gargani del 10 dicembre 1917:

"La religione è un ospedale d'infermi spirituali, che vogliono essere guariti e per esserlo si sottopongono

a soffrire il salasso, la lancetta, il rasoio, la tenta, il ferro, il fuoco e tutte le amarezze della medicina." (Epist. III, pag. 300)

Antica corsia d'ospedale

La rocca

Dalla lettera a Maria Gargani del 16 agosto 1917:

La tua rocca (l’arnese che veniva usato per le filatura a mano) è la moltitudine dei tuoi desideri... Ma guardati dalla sollecitudine, poichè attorciglieresti il filo con nodi, ed imbarazzeresti il fuso.” (Epist. III, pag, 286)

Donna che lavora con rocca e fuso

Le quattro stagioni

Lettera a Maria Gargani del 18maggio 1918:

“Io veggo, o mia carissima figliuola, che tutte le stagioni dell'anno si trovano nell'anima tua, che talora senti l'inverno di molte sterilità, distrazioni, svogliatezze e noie; ora le rugiade del mese di maggio con l'odore dei santi fioretti; ora i colori del desiderio di piacere a Dio. Non rimane se non l'autunno, del quale, come tu vedi, non iscorgi molta frutta, ma occorre bene spesso che al tempo di battere le biade e di premere le uve, si trovino raccolte maggiori di quello che promettevano le mietiture e le vendemmie. Tu vorresti, o figliuola, che tutto fosse nella primavera e nell'estate; ma no, figliuola, bisogna che vi sia questa vicissitudine [= avvicendamento] così nell'interno come nell'esterno. Nel cielo solamente tutto sarà primavera quanto alla bellezza, tutto d'autunno quanto al godimento, tutto d'estate quanto all'amore. Non vi sarà alcuno inverno, ma qui l'inverno è necessario per l'esercizio dell'annegazione e di mille picciole e belle virtù, che si esercitano nel tempo della sterilità.” (Epistolario III, p. 316).

Le quattro stagioni

Rose e spine

Lettera a Maria Gargani del 27 dicembre 1917:

“Sii coraggiosa, o figliuola! Vi sono dei rosai sì spirituali che corporali: in questi le spine sono continue e le rose terminano; ed in quelli le spine passeranno, ma le rose persisteranno.” (Epistolario III, p. 306).

Rosa con spine

 

Doni soprannaturali ricevuti da Padre Pio