50 anni di stimmate sanguinanti


Subito dopo la mattina del 20 settembre 1918


Due figlie spirituali
20 settembre 1918. Filomena Ventrella. Lo disse alla sorella Vittoria
Vittoria Ventrella testimonio': «Il 20 settembre 1918 mia sorella Filomena si recò al convento e fu la prima ad accorgersi che il Padre aveva ricevuto le stimmate, perché scorse nelle di Lui mani i segni rossi simili a quelli che vediamo nelle statue del Cuore di Gesù. Venne a casa a darci la lieta notizia.» (Gerardo, Le stigmate, 141-2)
Vittoria Ventrella

Nina Campanile e la cugina Nunziatina Campanile. Lo dissero alla sorella Lucietta, e alla mamma.
"Il 21 settembre 1918, sabato al pomeriggio, nel consegnare l’offerta per la Messa, vidi sul dorso della mano destra del Padre, nel centro, una stimmata. A me parve come una scottatura. Compresi subito, ma feci finta di non comprendere, ed esclamai: “Oh, Padre! Vi siete scottata la mano!”. Egli allibì, e si nascose le mani dietro la schiena. Nel congedarci, cercai di baciargli la mano proprio sulla stimmata, ma il Padre addolorato esclamò: “Se sapessi che umiliazione mi dai!” (Gerardo, Le stigmate, 139-41)
   Nina Campanile


I Frati e le stimmate
Settembre - Ottobre 1918 Padre Paolino da Casacalenda, superiore del convento: "Erano passati forse otto o dieci giorni (a quanto ricordo) Nina Campanile mi disse sorridendo e piena di intima soddisfazione: “Padre Paolino, sa che Padre Pio ha ricevuto le stigmate?”. A queste parole io mi misi a ridere forte perché non credevo  che ciò fosse avvenuto. Pensavo fra me: “È mai possibile che Padre Pio abbia ricevuto le stigmate senza che io, che sto sempre con lui, non me ne sia accorto?” Il giorno dopo entrai nella stanza di Padre Pio senza bussare. Stava scrivendo, e gli dissi di continuare a scrivere. Potei vedere prima la piaga nel dorso e nella palma della mano destra, poi quella nel dorso della sinistra."
"«Il giorno stesso scrissi una lettera al M. R. P. Benedetto, nostro Provinciale a S. Marco la Catola, informandolo di quello che era accaduto e invitandolo a recarsi al più presto a San Giovanni Rotondo.
Con mia grande meraviglia e con non minore disappunto il padre Benedetto non venne. Mi scrisse una lettera in cui pareva non dare tanta importanza a quello che era avvenuto; solo raccomandava di mantenere sopra di esso il più grande silenzio." (Pronzato, Mistero doloroso, 91-4)

 

 



  Padre Paolino da Casacalenda


Padre Emilio da Matrice, nel 1918 era uno studente al collegio serafico del convento, quando Padre Pio ricevette le stimmate. Ecco la sua testimonianza: "La mattina del 21 settembre 1918 appena ci avvicinammo al caro Padre Pio, ci accorgemmo che aveva una piaga nella palma delle mani., che camminava con una certa difficolta', e che aveva il viso rosso oltre il solito. Cominciammo a indagare il perche di tutto questo, ma solo dal Padre Paolino sapemmo qualche giorno dopo che Padre Pio aveva ricevuto le stimmate dal Crocifisso del Coro. Padre Pio, per quanto non parlasse delle sue piaghe, qualche giorno dopo ci permise di baciare con riverenza le palme delle sue mani piagate. Noi collegiali stemmo zitti... ma il fatto delle stimmate ricevute divenne rapidamente di dominio pubblico." (Gerardo, Le stigmate, 78-9)
Padre Emilio da Matrice



Il 3 marzo 1919, giorno delle ceneri, Padre Benedetto scrive a Padre Agostino, dopo aver finalmente visitato Padre Pio e viste le stimmate: «In lui non sono macchie o impronte, ma vere piaghe perforanti le mani e i piedi.
Io poi gli osservai quella del costato: un vero squarcio che dà continuamente o sangue o sanguigno umore. Il venerdì è sangue.
Lo trovai che si reggeva a stento in piedi; ma lo lasciai che poteva celebrare e quando dice Messa il dono è esposto al pubblico, dovendo tenere le mani alzate e nude.» (Agostino, Diario, 341-2)

Padre Benedetto

Il 24 aprile 1919 Padre Benedetto informa il superiore generale in Roma.
      Padre Pio all'epoca

Le visite dei medici

Le stimmate del Padre divennero col tempo un problema anche per i confratelli. Padre Pio era stato più volte dichiarato tisico. Quindi, i confratelli gli stavano accanto con prudenza. E c’erano anche i pellegrini. Le ferite erano contagiose? Solo i medici po-tevano dirlo.
  Padre Pio

Dr. Angelo Merla
Fu il dott. Angelo Maria Merla, Sindaco di San Giovanni Rotondo, il primo medico che visitò Padre Pio nel maggio 1919, senza però stilare un referto. Il dr. Merla visito' su richiesta del superiore del convento Padre Paolino. Il dr. Merla era ateo e non interessato a cose fuori del normale. Disse ai frati che non era tubercolosi, e che Padre Pio non era infettivo.

Durante l’anno 1919, Padre Pio fu sottoposto a tre visite mediche, regolarmente disposte dalle Autorità ecclesiastiche ed eseguite dai seguenti sanitari:

Dr. Luigi Romanelli
1).Dal 15 al 17 maggio 1919 il dott. Luigi Romanelli, primario dell’Ospedale civile di Barletta, invitato dal Padre Benedetto, superiore provinciale. Dr. Romanelli fece altre 4 visite. L'ultima fu a luglio 1920. Egli fece una accurata relazione delle cinque stimmate e concluse:  «È da escludersi che la etiologia delle lesioni di Padre Pio sia di origine naturale. L’agente produttore deve ricercarsi senza tema di errore nel soprannaturale e il fatto costituisce per se stesso un fenomeno non spiegabile con la sola scienza umana».

Dr. Amico Bignami
2). Nel luglio del 1919 il prof. Amico Bignami, ordinario di patologia medica nell’Università di Roma, invitato dal Generale dell’Ordine, padre Venanzio da Lisle-en-Rigault. La sua relazione conclude: «Possiamo pensare che le lesioni descritte siano cominciate come prodotti patologici (necrosi neurotica multipla della cute) e siano state, forse incoscientemente e per un fenomeno di suggestione, completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico, per esempio con la tintura di iodio." «Ad ogni modo si può affermare che nulla vi è nelle alterazioni della cute che non possa essere il prodotto di uno stato morboso e dell’azione di agenti chimici noti." «L’impressione di sincerità che ha fatto in me Padre Pio mi impedisce di pensare alla simulazione senz’altro». Per il Bignami, essendo un ateo, non era lontanamente pensabile una origine soprannaturale delle lesioni (Cfr. Gerardo, Le stigmate, 173-9)


Dr. Giorgio Festa
3). Il 9 ottobre 1919 il dott. Giorgio Festa, medico di fiducia della Curia generalizia dei Cappuccini, fu mandato dal Generale dell’Ordine, padre Venanzio da Lysle-en-Rigault, a causa delle proteste conseguenti alla visita di Bignami. Il dr. Festa presento' tre relazioni. La prima  relazione cosi' termina: «Concludendo, dunque, le lesioni che il Padre Pio presenta e l’emorragia che da queste si manifesta hanno un’origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della scienza umana è la loro ragione di essere!» (Gerardo, Le stigmate, 196)

Il dr. Festa riporto' anche un colloquio avuto con Padre Pietro da Ischitella, superiore del convento: «Il Superiore provinciale del tempo [padre Pietro da Ischitella], ebbe chiara impressione che le piaghe osservate sulle palme dell’una e dell’altra mano ne attraversassero interamente lo spessore, in modo da ricongiungersi con quelle che presentava nelle regioni dorsali corrispondenti. In un colloquio avuto con me sull’argomento, dichiarò testualmente: “Se dalle superiori autorità io venissi interrogato su questo particolare, dovrei rispondere e confermare con giuramento, tanta è la sicurezza della impressione ricevuta, che, fissando lo sguardo sulle ferite delle regioni palmari delle sue mani sarebbe facile scorgere nei suoi dettagli uno scritto o un oggetto previamente s-tuato nel lato opposto di esse”». (Giannuzzo, San Pio, 156)

Padre Pietro da Ischitella



 

Inquisizione

Nel 1919, col diffondersi delle notizie intorno a Padre Pio, la gente accorreva da ogni parte, sempre più numerosa. Lungo il sentiero che portava al convento si formavano lunghe file di persone, di ogni condizione sociale, servendosi di carri e muli, unici mezzi utilizzabili per quel percorso.  Padre Paolino, nelle sue Memorie, scrisse che gli uomini, pur di confessarsi da Padre Pio, aspettavano fino a 10-15 giorni «dormendo sulla nuda terra nei campi», (Giannuzzi, San Pio, 163)

     Gente in attesa di ricevere la benedizione da Padre Pio

Abito di Padre Pio con pezzi tagliati dal bordo inferiore


Un'immaginetta con una fotografia di Padre Pio fatta il 24 giugno 1919
"PADRE PIO DA PIETRALCINA. Fotografia eseguita durante la celebrazione della Messa nella Chiesa del CONVENTO DEI CAPPUCCINI il giorno 4 giugno 1919. S. GIOVANNI ROTONDO"

Un'altra immaginetta di Padre Pio con fotografia fatta il 27 giugno 1919
"Vera Effigie del Santo Padre Pio Cappuccino da Pietrelcina. Istantanea del 27 giugno 1919. San Giovanni Rotondo (Foggia) Convento dei Cappuccini"


Gradatamente andava sempre più diffondendosi la conoscenza dei doni carismatici di Padre Pio. Specialmente il dono della scrutazione delle coscienze era un potere dagli effetti travolgenti. Padre Pio poteva penetrare nella profondità dell’animo altrui leggendovi ciò che era noto solo alle singole coscienze. Poteva anche leggere i peccati del penitente prima ancora che egli parlasse. Ma era un carisma questo che causava a Padre Pio una pena acuta e nel contempo spingeva il Padre a provocare e stimolare il peccatore a convertirsi. (Giannuzzi, San Pio, 170)
              


La stampa
Anche la stampa intervenne. Il primo servizio serio e completo su Padre Pio uscì sul Mattino di Napoli del 20-21 giugno 1919. Il giornale andò a ruba e, lo stesso giorno, uscirono altre due edizioni con qualche lieve ritocco. Autore del servizio era un inviato speciale, Renato Trevisani. Il giornale riportava un editoriale dal titolo ”Il fenomeno” cui seguiva un’ampia cronaca. Il tutto impaginato sotto un titolo a caratteri cubitali, certamente non gradito né alla comunità del convento né all’autorità ecclesiastica: «Padre Pio, il “Santo” di San Giovanni Rotondo, opera un miracolo sulla persona del cancelliere del paese. Presente un inviato speciale del “Mattino”». (Giannuzzi, San Pio, 162).
   
Il Mattino di Napoli


Intanto, continuavano a pervenire lettere anonime contenenti calunnie infamanti contro i frati, fra l’altro accusati di offrire indumenti di Padre Pio per incrementare le offerte. Al nuovo Provinciale padre Pietro da Ischitella, che chiedeva spiegazioni, padre Paolino rispose con una lettera datata 6 agosto 1919, ribattendo a tutte le accuse. (Giannuzzi, San Pio, 166)

La gente del posto era in agitazione perché circolava voce che Padre Pio sarebbe stato presto allontanato. E questo si comprende leggendo la lettera del 10 ottobre 1919 con la quale il Provinciale scrisse al Padre Generale di avere assistito, durante un soggiorno in San Giovanni Rotondo dal 7 all’11 settembre 1919, ad una «protesta quasi minacciosa» della folla davanti al convento. (Giannuzzi, San Pio, 167)


Padre Pietro Da Ischitella, nuovo superiore provinciale, nella sua lettera al Padre Generale dei Cappuccini, racconta: «Fui a San Giovanni Rotondo dal 7 all’11 settembre 1919. A titolo di cronaca riferisco la poco simpatica accoglienza avuta alla sera del mio arrivo. Il giorno precedente era giunto a San Giovanni Rotondo il molto reverendo padre Benedetto da San Marco in Lamis in compagnia di monsignor Valbonesi, (vescovo di Menfi e canonico della Basilica Vaticana, molto affezionato a Padre Pio). La presenza del molto reverendo ex Provinciale e di un Vescovo sconosciuto fece nascere il sospetto che si volesse portar via Padre Pio e bastò a qualcuno che venisse il sospetto perché la voce si spargesse in tutto il paese in modo allarmante...». Non fu facile conclude padre Pietro nella sua lettera - convincere la folla, che, con turni di guardia, non mancò di sorvegliare l’uscita del convento durante la notte. (Giannuzzi, San Pio, 168)

Padre Pietro da Ischitella


Testimoni

La fama di Padre Pio cominciava a diffondersi dappertutto. Anche illustri religiosi si interessarono a lui.



Nel 1919-21 il cardinale Augusto Silj fece visita a Padre Pio diverse volte, e ne diede una impressione molto favorevole al papa Benedetto XV.
   Il 24 ottobre 1921 Padre Pio fece questo disegnino sul retro di un biglietto da visita del Card. Silj per spiegare la forma della stimmata del costato.


14 settembre 1919. Mons. Alberto Costa vescovo di Melfi e Rapolla: "Le mie impressioni si riducono a una sola: di aver parlato e conversato con un Santo." (Gerardo, Le stigmate, 67)
Mons. Alberto Costa

Novembre 19, 1919. Il cardinal Pietro Gasparri, Segretario di Stato, scrisse al superiore dei cappuccini per chiedere qualche oggetino di Padre Pio per la sua nipote Antonia Veda.
Card. Pietro Gasparri


  27 marzo 1920. Mons Kenealy, Arcivescovo di Simla nelle Indie Orientali: "Ho esaminato bene le stimmate. Sono profondamente convinto che abbiamo un vero Santo." (Gerardo, Le stigmate, 69)

Futuro cardinale Pietro Parente: “Io conobbi Padre Pio già’ nel 1919, in una visita che gli feci a San Giovanni Rotondo. Ero Rettore del Seminario di Benevento, dove avevo degli alunni della sua Pietrelcina; mi accolse con simpatia sicché potetti trattare con lui confidenzialmente, servirgli la messa, nonostante la sua riluttanza, scoprirgli e baciargli la mano,  e trattenermi in discreta conversazione. Fin d’allora ebbi l’intuizione del suo interno mistero". (Fernando, Crocifisso, 5)
Card. Pietro Parente

2 novembre 1920. Mons. Giuseppe Angelo Poli, vicario apostolico di Allahabad, India: "Non ho neppure il minimo dubbio: il dito di Dio e' qui'."
Mons. Giuseppe Angelo Poli

17 febbraio 1921. In una lettera a Mons. Poli Padre Pio esprime il desiderio di diventare missionario: "Ho fatto istanze vivissime presso il mio direttore per essere arruolato tra i vostri missionari, ma, povero me, non mi ha trovato degno." (Epistolario IV, 40)


Agostino Gemelli
Il 18 aprile 1920 Padre Agostino Gemelli visito' San Giovanni Rotondo. In sacrestia disse a Padre Pio: "Sono venuto per fare un esame clinico delle vostre piaghe," Padre Pio: "Avete un'autorizzazione per iscritto?" Padre Gemelli disse di no; e Padre Pio: "In questo caso non sono autorizzato a mostrarvele." Il giorno seguente Padre Gemelli mando' al Sant'Uffizio un rapporto molto negativo su Padre Pio, tra cui: "Da tutto l’insieme al sottoscritto sembra che si tratti di un caso di suggestione inconsciamente prodotto dal padre Benedetto in un soggetto malato come è il Padre Pio e che ha condotto a quelle caratteristiche manifestazioni di psittacismo che sono proprie della struttura isterica. Dico “sembra” poiché si tratta solo di una “interpretazione” che richiede la prova di indagini rigorose ed accurate." (Giannuzzo, San Pio, 186)
 

Padre Agostino Gemelli


Nel 1920  il Sant’Uffizio venne messo in allarme, oltre che dalla relazione di padre Gemelli, anche da una lettera del 24 luglio inviata dal Vescovo di Foggia, mons. Salvatore Bella. Alla lettera erano allegate due testimonianze giurate, una del farmacista foggiano dottor Valentino Vista e l’altra di sua cugina Maria De Vito, con le quali, in particolare con la prima datata 27 giugno 1920, venivano pro-spettati sospetti nei confronti di Padre Pio sull’uso di acido fenico e di veratrina.
Mons. Salvatore Bella


Di fronte alla gravità dei documenti ricevuti, il cardinale Merry del Val, Segretario del Sant’Uffizio, decise di chiamare padre Joseph Lemius e di affidargli l’incarico di esaminare l’intero dossier su Padre Pio e di esprimere il suo parere. Alla fine del suo lavoro, Lemius presentò al Sant’Uffizio il «voto», una dettagliata relazione datata 22 gennaio 1921. Giudica  «fuori questione... la possibilità di stimmate di origine divina», come pure la possibilità di stimmate di origine diabolica. E ancora: «Che un individuo possa procurarsi a sé stesso le stimmate con dei mezzi fisici o chimici, ciò è pure fuori di dubbio». Giudica invece sostanzialmente condivisibili le conclusioni di Bignami, cioè «la possibilità di stimmate almeno cominciate per una causa patologica, completate poi e mantenute con un mezzo chimico. Citando poi quanto dichiarato dalla farmacista Maria De Vito sulla richiesta da parte di Padre Pio di acido fenico e di ve-ratrina, Lemius aggiunge: «Fatti gravi, tali da aggiungere peso alla interpretazione del Prof. Bignami». Conclude con la proposta di inviare sul posto un Visitatore apostolico «per una accurata inchiesta da farsi sul carattere morale, ascetico, mistico del P. Pio»

Il Servo di  Dio Cardinal Rafael Merry del Val


 I cardinali della Suprema Congregazione, nella riunione del 4 maggio 1921, decisero di ordinare una inchiesta canonica, come suggerito da padre Lemius. L’inchiesta venne affidata a mons. Raffaello Carlo Rossi, 45 anni, dall’aprile 1920 vescovo di Volterra e futuro cardinale. Mons. Rossi tentò di rinunciare all’incarico, ma, dopo una iniziale resistenza, dovette poi accettare.
Mons Rossi partì per San Giovanni Rotondo, dove giunse il 14 giugno 1921 e vi rimase una settimana. Durante la sua approfondita indagine, sottopose ad interrogatorio Padre Pio nel corso di sei incontri avvenuti tra il 15 e il 20 giugno, non mancando di eseguire una attenta visita delle sue “stimmate”. Raccolse pure le deposizioni, oltre che del Provinciale padre Pietro da Ischitella, di diversi confratelli di Padre Pio7: il guardiano del convento padre Lorenzo da San Marco in Lamis, padre Ignazio da Jelsi, padre Luigi da Serracapriola, padre Romolo da San Marco in Lamis, padre Lodovico da San Giovanni Rotondo, padre Cherubino da San Marco in Lamis. Infine, non mancò di interrogare l’Arciprete Giuseppe Prencipe e l’economo della Parrocchia, don Domenico Palladino.
Al termine dell’indagine, il Vescovo di Volterra scrisse una relazione, datata 4 ottobre 1921 e intitolata Sul P. Pio da Pietrelcina: un testo dattiloscritto di 141 pagine, custodito nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina delle Fede.

Raffaello Carlo Rossi, dei Carmelitani Scalzi, futuro cardinale, nato a Pisa

«P. Pio è sempre stato un ottimo religioso: lo proclamano tutti ad una voce, sacerdoti e confratelli. Ancor giovane studente era così stimato per la sua pietà e il suo spirito d’osservanza che alcuni Superiori ricorrevano perfino a lui per consiglio».

"In conversazione P. Pio è piacevolissimo; coi confratelli sereno, gioviale, faceto, anche, e tutto ciò è indubitatamente segno di buono spi-rito."

"Il P. Lodovico lo designa “Religioso di santa vita”; il P. Cherubino: “Religioso buono, che ispira confidenza e devozione a chiunque parla con lui”. Infine, il P. Provinciale non esita a dire di aver potuto riscontrare nel P. Pio, fin da giovane, “docilità, obbedienza ed esatta osservanza dei doveri religiosi e di scuola.”

 "Senza dire delle di lui assicurazioni verbali di voler sempre esser sottomesso alla Chiesa e alla legittima Autorità, una prova insigne di obbedienza mi dette col mettermi in mano, al primo mio cenno e senza la minima osservazione, tutte le lettere ricevute dal P. Benedetto ex Provinciale."

«P. Pio è un buon religioso, esemplare, esercitato nella pratica delle virtù, dato alla pietà ed elevato forse nei gradi di orazione più di quello che non sembri all’esterno; risplendente in particolar modo per una sentita umiltà e per una singolare semplicità che non son mai venute meno neppure nei momenti più gravi, nei quali queste virtù furono messe per lui a prova veramente grave e pericolosa»24

 "È un povero frate che, a quanto mi consta, se ne sta a sé e che inconsciamente è divenuto centro di tanta attrazione. A lui si sono in questi anni attribuite tante cose delle quali egli, fossero state pur vere, non avrebbe avuto piacere si fosse parlato."

"Le stimmate ci sono: siamo dinanzi a un fatto reale: impossibile negarlo."

"Quello che sicuramente mi pare possa oggi asserirsi, ricapitolando, è che le stimmate in questione ed in esame non sono né opera del demonio, né un grossolano inganno, una frode, un’arte di un malizioso o un malvagio. E questo, se non erro, può essere oggi sufficiente per rassicurare la Suprema Autorità ecclesiastica davanti al “caso” del P. Pio da Pietrelcina."

"Questo profumo gratissimo e vivissimo, paragonabile a quello della viola lo attestano tutti e lo attesto anch’io. L’ho sentito come ho veduto le stimmate.

«I Religiosi che compongono la Comunità di S. Giovanni Rotondo sono seri, riservati, prudenti: nessun provvedimento occorre prendere a loro riguardo. Regole speciali sono state date per il ricevimento di secolari in foresteria, in convento, al refettorio; proibito che fotografi e giornalisti avvicinino Padre Pio; proibito che si distribuiscano e diffondano pannolini od altri oggetti appartenenti a Padre Pio. Per ogni buon fine i pannolini bagnati di sangue li conserva riservatamente il Padre Superiore»

"Quello di straordinario che avviene nella persona di P. Pio non si può dir come avvenga, ma non avviene certamente né per intervento diabolico, né per inganno o frode; che gli entusiasmi popolari sono diminuiti molto; che la Comunità religiosa presso la quale P. Pio convive è una buona Comunità e tale da dare affidamento." (Giannuzzo, San Pio, 220)

            


Con lettera inviata il 2 giugno 1922 dal cardinale Merry del Val al Ministro Generale dell’Ordine, padre Giuseppe Antonio da San Giovanni in Persiceto, furono comunicate le seguenti disposizioni del Sant'Uffizio:

"Non celebri la Messa ad ora fissa, ma a qualunque ora, «in preferenza summo mane [cioè, all’alba] ed in privato».

«Non dia benedizione sul popolo». «Per nessun motivo egli mostri le cosiddette stimmate, né parli o le faccia baciare».

Deve «d’ora innanzi avere un altro direttore spirituale diverso dal padre Benedetto, col quale interromperà ogni comunicazione anche epistolare; non manchi chi possa dargli una direzione spirituale sicura e oculata».

«Per l’esecuzione di quanto è stato detto sarebbe necessario che il Padre Pio fosse allontanato da San Giovanni Rotondo e collocato in un altro luogo» fuori dalla sua provincia religiosa, "per esempio in un convento dell’Alta Italia."


31 maggio 1923 Dichiarazione nell' "Acta Apostolicae Sedis": "«La Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, preposta alla fede e alla difesa dei costumi, dopo un’inchiesta sui fatti attribuiti a Padre Pio da Pietrelcina dei Frati Minori Cappuccini del convento di San Giovanni Rotondo nella diocesi di Foggia, dichiara non constare da tale inchiesta della soprannaturalità di quei fatti ed esorta i fedeli a conformarsi nel loro modo di agire a questa dichiarazione.» Luigi Castellano, notaio della suprema congragazione.
         

Il 5 luglio 1923 la dichiarazione viene anche pubblicata in un trafiletto sull' "Osservatore Romano.


La notizia venne ripresa dalla stampa, che diede risalto al severo atteggiamento del Vaticano nei confronti del Pa-dre. La «Gazzetta delle Puglie», il 5 luglio, giorno in cui il decreto fu pubblicato, uscì con un articolo dal titolo: Il Vaticano sconfessa i pretesi miracoli di Padre Pio di San Giovanni Rotondo. Il giorno dopo, «Il Paese» uscì con un articolo dal titolo: Il Vaticano sconfessa Padre Pio. Il 21 luglio il «Corriere della Sera» uscì con un articolo dal titolo polemico (Agitazioni in favore di un preteso Santo), ma dal contenuto serio e obiettivo.

Il cardinale Merry del Val, quando un fedele di Padre Pio gli chiese perché il Sant’Uffizio aveva negato la soprannaturalità dei fatti attribuiti a Padre Pio, rispose: «Il Sant’Uffizio non ha negato nulla. Ha dichiarato che non gli consta (non constat) la loro sovrannaturalità. È molto differente».
Cardinal Merry del Val


Il 16 giugno 1922 il superiore del convento, Padre Ignazio da Ielsi, riceve l'ordine che Padre Pio deve celebrare messa in privato, e non puo' scrivere o ricevere lettere. Padre Ignazio ci pensa qualche giorno su' e il 25 giugno ordina a Padre Pio di dire messa in privato. Appena la gente vide che Padre Pio non scendeva per la messa, una folla immensa capeggiata dal sindaco Morcaldi si reco' al convento. Padre Ignazio telegrafo' a Padre Pietro: "«Il popolo, notato che Padre Pio non celebrava più in pubblica chiesa, ha ritenuto questa disposizione come offensiva e quasi una punizione a lui inflitta e, persuaso che ciò fosse un primo provvedimento, al quale altri più gravi sarebbero seguiti, si è sollevato in comizio, tenutosi in piazza, nel quale fu deliberato di nulla lasciare intentato per ottenere la revoca del detto provvedimento; ed il sindaco a nome della stessa popolazione ha spedito telegrammi di protesta alle autorità ecclesiastiche. Una fiumana di popolo di tremila persone, accompagnata da musica e dalle autorità civili e militari, salì al convento, chiedendo assicurazioni sia per la non rimozione del Padre Pio sia per la celebrazione della Messa in pubblico. Il sindaco ed altre autorità del paese vennero in convento a persuadermi di sospendere l’esecuzione dell’ordine; ed io, a fin di evitare altri gravi inconvenienti e per sedare l’eccitazione del popolo, ho creduto bene accondiscendere alla loro richiesta fa-cendo di nuovo celebrare Padre Pio in pubblico, sino a quando vostra paternità non mi comunicherà altre istruzioni in proposito». (Alessandro, Cireneo, 174) (Giannuzzi 235-6) (Peroni, Padre Pio, 307-8) 

 

Padre Ignazio da Jelsi

Gli abitanti di San Giovanni Rotondo iniziarono una guardia armata al convento, ventiquattr'ore su ventiquattro, per impedire che Padre Pio fosse rimosso dal convento. Da Roma fu inviato Camillo Camilleri per organizzare il trasferimento di Padre Pio.

    Foto del 1925. Le "guardie" di Padre Pio auto-organizzatesi sin dal 1923 (Dal libro San Giovanni Rotondo ai tempi di Padre Pio, di Michele Biscotti, GERCAP, Foggia - Roma, 2006; pag. 321)

Padre Pio guardato a vista

Il 30 luglio 1923, Padre Luigi D'Avellino, per ordine del superiore generale Padre Giuseppe Antonio da Persiceto, notifico' Padre Pio che
doveva errese trasferito ad un altro convento. Padre Pio disse: "Sono pronto a fare la volonta' dei miei superiori. Se proprio mi dovete trasferire a un altro convento, preferirei andare a quello di Montefusco."
    Padre Luigi D' Avellino

Il 4 agosto 1923, Padre Cherubino da Castelnuovo, del convento di Ancona. notifico' Padre Pietro da Monteroberto, superiore del vicino convento di Cingoli, che Padre Pio stava per essere trasferito a quel convento. Sentendo che Padre Pio doveva essere rimosso da San Giovanni Rotondo in gran segreto, Padre Cherubino suggeri' di nascondere Padre Pio in un grosso barile, piazzato sopra un carretto. Padre Ignazio da Ielsi commento' che quei frati non conoscevano il popolo di San Giovanni Rotondo.

Il 10 agosto 1923, durante i vespri, mentre Padre Pio stava per benedire i fedeli con l'ostensorio, il muratore Donato Centra si fece avanti con una pistola in pugno, la mise alla tempia di Padre Pio e disse: "Vivo o morto tu starai qui in paese con noi." Donato fu gettato a terra e bloccato dai presenti prima che premesse il grilletto.

Il 17 agosto 1923 arrivo al convento un telegramma dal Sant'Ufficio, che diceva che l'ordine di trasferimento era sospeso fino a nuovo ordine.

Il 2 ottobre 1923 Mary Pyle e Maria Montessori incontrarono Padre Pio per la prima volta.


 Il 2 aprile 1924 padre Celestino da Desio, per la seconda volta, venne incaricato dalla Curia Generalizia di recarsi nei conventi di Foggia e di San Giovanni Rotondo «per osservare ciò che succede intorno al rev. P. Pio, il di lui contegno, e in generale il contegno che tengono, a di lui riguardo, i religiosi componenti le due rispettive comunità suaccennate». Padre Celestino trascorse 8 giorni nel convento di Foggia e 11 giorni in quello di San Giovanni Rotondo. Incentrò l’indagine sul movimento dei pellegrini e sui loro rapporti con Padre Pio, ma soprattutto sul denaro che i pellegrini facevano affluire al convento. Il 22 aprile Padre Celestino tornò a Roma e il 25 aprile provvide a consegnare una relazione sull’esito della sua indagine, con la quale veniva dimostrata, anche questa volta, l’infondatezza delle accuse nei confronti della comunità religiosa del convento di San Giovanni Rotondo.
   Padre Celestino da Desio divenuto vescovo mons. Celestino Cattaneo, vicario apostolico d'Eritrea

Intanto l’arcivescovo mons. Gagliardi continuava a fornire al Sant’Uffizio notizie calunniose contro Padre Pio, allegando anche lettere e testimonianze di don Giuseppe Prencipe, don Domenico Palladino e don Giovanni Miscio. Segnalava in particolare la gran quantità di denaro messa a disposizione dei frati del convento e le speculazioni economiche di alcuni fedeli, e gettando anche ombre sulla persona di Padre Pio.
Mons. Pasquale Gagliardi

Il 24 luglio 1924, in questo clima di sospetti, il Sant’Uffizio,  emanò un «Monito» di estrema durezza, con cui venne richiamata la precedente Declaratio del 31 maggio 1923, ribadendone «con più gravi parole» il contenuto:
«Con la dichiarazione del 31 maggio dell’anno scorso... questa Suprema Sacra Congregazione del S. Ufficio, a cui  e' affidato il compito di tutelare i costumi, ha ammonito i fedeli, dopo un’inchiesta svolta sui fatti che comunemente si attribuiscono a P. Pio da Pietrelcina, dell'Ordine dei Minori Cappuccini, nel convento di San Giovanni Rotondo, che nessun dato è stato possibile raccogliere intorno alla loro pretesa soprannaturalità; ed esortava i fedeli a conformarsi a questa dichiarazione nel loro modo di comportarsi. Raccolte ora, da ancor più numerose e sicure fonti, altre informazioni, la medesima Suprema Sacra Congregazione ritiene suo dovere esortare i fedeli con parole ancora più gravi affinché essi si astengano assolutamente dal visitarlo e dall’intrattenere con lui qualsiasi rapporto anche epistolare, per motivo di devozione»
        Monito


Il 5 ottobre 1925 Padre Pio subi' un'operazione di riduzione d'ernia inguinale destra, praticata dal dr. Giorgio Festa, in una celle del convento trasformata in infermeria. Padre Fortunato da Serracapriola fece da infermiere. Dr. Angelo Merla fece da assistente.
    Dr. Giorgio Festa e Padre Fortunato.

              Oggetti conservati


Il 23 aprile 1926 fu pubblicata su "Acta Apostolicae Sedis" la notificazione che il libro di Giuseppe De Rossi (pseudonimo di Emanuele Brunatto) dal titolo "Padre Pio da Pietrelcina" era inserito nell'Indice del libri proibiti. Nella stessa notificazione si ricordava ai fedeli che era il loro dovere di non visitare Padre Pio, e che era proibito scrivergli.
             Decreto, libro di De Rossi Brunatto, monito ai fedeli


L'11 luglio 1926 fu messo all'Indice il libro di Giuseppe Cavaciocchi "Padre Pio da Pietrelcina. Il fascino e la fama mondiale di un umile e grande francescano." Anche in quest'occasione il Sant'Ufficio ne approfitto' per ricordare in maniera ancora piu' forte ai fedeli di non visitare Padre Pio e di non scrivergli lettere.
      Decreto, libro di Cavaciocchi, monito ai fedeli

Nel marzo del 1927 una commissione indago' sull'operato dei membri del clero di San Giovanni Rotondo, Miscio, Prencipe, e Palladino inclusi.

Nel maggio 1928 una commissione indago' sull'operato di Mons. Gagliardi, arcivescovo di Manfredonia. Poco dopo l'arcivescovo si ritiro' a vita privata nel suo paese natale.





 

 

 


Il 3 gennaio 1929 mori' la mamma di Padre Pio, nella casa di Mary Pyle.

Il 2 dicembre 1929, Mons. Alessandro Macchi, vescovo di Como, fu nominato amministratore di Manfredonia. Egli ando' al convento di San Giovanni Rotondo per investigare Padre Pio, e fece un rapporto al Sant'Ufficio in cui dichiaro': "Padre Pio potrebbe essere stato un santo, ma ora e' un illuso. dai suoi scatti e dal suo modo di comportarsi con me, mi sono convinto che in lui manca il fondamento della santità, cioè l’umiltà; [...] usa acqua odorosa che gli regalano le bizzoche." Illustrò inoltre «un suo progetto per portare P. Pio in Svizzera in un convento cappuccino». (Giannuzzo, San Pio, 286).
Mons. Macchi


Il 5 febbraio 1930 il Sant'Uffizio ritiene non opportuno il trasferimento di Padre Pio in un convento della Svizzera. (Capuano, Con p. Pio, 20)

Il 31 marzo 1931 si sparse la notizia che il trasferimento di Padre Pio era imminente. In pochi minuti il convento fu circondato da cittadini armati fino ai denti, cosi' come era stato nel 1923. Padre Francesco Tignola, voleva visitare Padre Pio per ragioni personali, inconsapevole di quanto stava succedendo. Egli sali' a Foggia sull'autobus per San Giovanni Rotondo. La folla sospetto' che era lui il frate incaricato di portar via Padre Pio. La gente lo voleva linciare, ma fortunatamente egli riusci' a prendere di nascosto un mezzo per tornare a Napoli.

Il 22 maggio 1931 Il Sant'Ufficio notificava che il libro di Alberto Del Fante "A Padre Pio di Pietralcina, l'Araldo del Signore", era messo nell'Indice dei libri proibiti. Il calce al documento c'era reiterato il monito di evitare qualsiasi contatto con Padre Pio.
      Notifica e Monito

Il 23 maggio 1931, La Suprema Congregazione del Sant'Ufficio, in Assemblea Plenaria, emano' un nuovo Decreto.  Il cardinale Donato Sbarretti, in data 23 maggio, provvide a notificare il decreto al Padre Generale dei Cappuccini. In assenza del Padre Generale, fu il Procuratore Commissario Generale dell’Ordine, padre Gregorio da Brena, a notificare il decreto al superiore del convento, padre Raffaele, facendogli anche pervenire, in allegato, una sua lettera personale datata 8 giugno 1931.
Cardinal Donato Sbarretti

La notifica avvenne direttamente, e non tramite il Provinciale di Foggia, perché in quel periodo, come già ricordato, il convento di San Giovanni Rotondo era passato alle dirette dipendenze del Ministro Generale. Padre Raffaele rimase turbato alla lettura del decreto:

«A Padre Pio da Pietrelcina siano tolte tutte le facoltà ministeriali, ad eccezione di quella di celebrare la Santa Messa, ma solo se celebrata entro il recinto del monastero in una cappella interna, in forma privata e senza partecipazione di fedeli».

Al Padre guardiano viene rivolta una raccomandazione: «La Paternità Vostra resta incaricata di curare la piena esecuzione di questo decreto e di riferire alla S. C. intorno all’esecuzione stessa». (Giannuzzo, San Pio, 289-90)

      Con i frati e una pecorella


L'11 giugno 1931, festa del Corpus Domini, Padre Pio comincio' a celebrare la messa da solo nella cappellina interna del convento.
            Celebra da solo

Il 28 settembre del 1932 fu chiuso definitivamente il Seminario serafico nel convento "per extintionem". Per tutto un anno non erano  stati ammessi nuovi alunni, e la nuova sede fu il convento di Tora (Caserta).


Il 14 marzo 1933 Mons. Luca Pasetto e Mons. Felice Bevilacqua visitarono il convento e Padre Pio per incarico del Cardinal Pacelli, futuro Pio XII. Essi riportarono a Roma un'impressione molto favorevole di Padre Pio. Il giudizio positivo fu riferito al Papa Pio XI.
Papa Pio XI

Il 14 luglio 1933 un "Indulto" fu inviato dal Sant'Ufficio, firmato dal cardinal Sbarretti, in cui si permetteva a Padre Pio di celebrare la messa in pubblico.


Il 23 marzo 1934 Padre Pio ebbe il permesso di confessare gli uomini, e 12 maggio di confessare le donne.

Il 10 agosto 1935 Padre Pio celebro' il 25o anniversario dell'ordinazione.
         Fotografie scattate il 20 agosto 1935

Il 29 agosto 1936 il guardiano Padre Bernardo D'Alpicella reitero' la proibizione di conservare alcun pezzo di stoffa che era stato al contatto col sangue di Padre Pio. Chiunque ne aveva uno doveva restituirlo, sotto pena per il clero di essere sospeso "a divinis" e per i laici con "l'interdizione dal ricevere la Comunione."

Nel 1937 Padre Pio fu accusato di non implementare i voti di poverta', castita' e obbedienza. Le accuse furono investigare e trovate inconsistenti.

Il 7 agosto 1938 il nuovo superiore generale Padre Donato da Welle (Belgio) visito' Padre Pio. Egli cosi' scrisse: "Devo confessare che io considero Padre Pio un grande santo."
Padre Donato da Welle con Padre Pio

 

 


Il 2 marzo 1939 Eugenio Pacelli fu eletto Papa Pio XII. Una delle prime cose che fece fu di ordinare le Congregazioni romane di "lasciare in pace Padre Pio", e chiamo' Padre Pio "La salvezza dell'Italia."
Papa Pio XII

9 gennaio 1940, Prima riunione del comitato per il nuovo ospedale, nella casetta dei medici Sanvico e Sanguinetti

   La casetta vicino al convento che le due famiglie dividevano

4 Settembre 1940. Papa Pio XII esorta a formare gruppi di preghiera. In un discorso all'Azione Cattolica il 4 settembre 1940, Pio XII, rivolto a tutti i fedeli, lanciò que-sto appello: «Pregate, pregate, pregate: la preghiera è la chiave dei tesori di Dio, è l’arma del combattimento e della vittoria in ogni lotta per il Bene e contro il Male». Padre Pio al dr. Sanguinetti: «Diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche, rispondiamo noi per primi a questo appello lanciato dal Romano Pontefice»  (Giannuzzi, San Pio, 328-9)
Pio XII

7-15 agosto 1941. Visita canonica di Padre Donato da Welle, superiore generale. "Ho esaminato le stimmate  e ho parlato con Padre Pio. Era forse neuropatico? isterico? molle/ violento? immaginario? poco intelligente? triste? esaltato? Padre Pio era assolutamente sano di spirito, e di una sincerita' che era incapace di ingannare." (Gerardo, Le stigmate, 126-7)
Padre Donato da Welle


'Il 12 aprile 1942 giunse nel convento Sua Altezza Reale la principessa Maria José di Piemonte, accompagnata dalla nipote, figlia dell’allora re del Belgio, e dalla duchessa Pucci. Maria José, rimanendo sempre in ginocchio, seguì la Messa celebrata da Padre Pio. Finita la Messa, andò in sagrestia e baciò la mano al Padre. Dopo un modesto ricevimento, ebbe con lui un colloquio privato, durato soltanto pochi minuti. Firmato il registro dei visitatori, alle ore 13 Maria José ripartì per Foggia, dichiarando di essere rimasta contenta della visita e promettendo di ritornare col marito. Una promessa questa non mantenuta, poiché Umberto II fu mandato in esilio dopo la guerra (Giannuzzo, San Pio, 312)

  Principessa Maria José in visita

6 gennaio 1945 I soldati americani cantano alla messa solenne di Padre Pio
 


7 ottobre 1946 Muore il padre di Padre Pio
       

19 maggio 1947 Prima pietra della Casa Sollievo


6 luglio 1947 Si inaugura il convento di Pietrelcina




 

 



6 gennaio 1950 Iniziano le prenotazioni per la confessione
         


31 dicembre 1951 Pepe e Caronti mandati a San Giovanni Rotondo dal Sant'Uffizio come investigatori
  Mons. Giovanni Pepe  Abate Emanuale Caronti


30 luglio 1952 otto libri su Padre Pio all'Indice
Il Sant’Uffizio, in seguito alla citata «visita» affidata a mons. Giovanni Pepe e all’Abate benedettino Emanuele Caronti, emanò un decreto, datato 30 luglio 1952, con il quale si dichiararono all’Indice otto pubblicazioni dedicate a Padre Pio. Del decreto venne data ampia notizia nell’«Osservatore Romano» del 3 agosto 1952. E questo senza prima avere informato il Pon-tefice, che ne venne a conoscenza solo dalla lettura dell’«Osservatore Romano». Indispettito, Pio XII ordinò al cardinale Pizzardo di scrivere subito una «nota di accomodamento», pubblicata nell’«Osservatore Romano» del 5 agosto 1952, e dispose altresì l’immediato trasferimento di colui che aveva redatto il decreto del Sant’Uffizio, cioè mons. Pepe. Non solo, ma il decreto non fu inserito negli «Acta Apostolicae Sedis» e quindi non ebbe efficacia alcuna. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi non reso esecutivo. E, nella stessa circostanza, la Segreteria di Stato del Vaticano provvide ad inviare al Sant’Uffizio una lettera, firmata da mons. Angelo Dell’Acqua, con la quale si faceva riferimento a Padre Pio «affinché possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale». (Peroni, Padre Pio nota 23 di pag. 471) (Giannuzzo, San Pio, 332-3)


22 gennaio 1953. 50 anni nell'Ordine dei Cappuccini.
     
 Padre Pio scrisse di suo pugno le frasi sull'immaginetta ricordo


13 ottobre 1954 raggi x fatti dal dr. Alberto Caserta delle mani e piedi di Padre Pio. Le ossa non furono affette dalle stimmate. (Gerardo, Le stimmate, appendice fotografica 17-21)

     




Dicembre 1955 Cooperativa San Francesco. Significativa l’entrata in funzione, fin dal dicembre 1955, della Cooperativa di consumo «San Francesco», voluta da Padre Pio per aiutare la gente del posto a far la spesa con prezzi calmierati. Inoltre, trattandosi di una cooperativa senza fini di lucro, venivano distribuiti i buoni-viveri per i poveri. (Scarale, Padre Pio, 163-4) (Giannuzzo, San Pio, 345)

5 maggio 1956 Inaugrazione Casa Sollievo

    I957 Inaugurazione dell'Asilo San Francesco, affidato alle suore cappuccine.

17 dicembre 1957 opere sociali
A San Giovanni Rotondo era mancata qualsiasi iniziativa volta all’educazione dei bambini e all’istruzione della gioventù. A questo fine furono inizialmente utilizzati locali d’affitto, ma occorrevano locali adeguati allo scopo.
Presto si diede l’avvio alla costruzione di un nuovo complesso edilizio nel rione «Santa Croce». L’edificio, inaugurato il 17 dicembre 1957, comprendeva una chiesetta e la scuola materna «Santa Maria delle Grazie». In quegli stessi locali trovarono collocazione il primo Centro di addestramento professionale femminile e l’abitazione delle suore francescane di Ozzano Emilia, alle quali venne affidata l’intera gestione.


Scuola Materna Francescana Santa Maria delle Grazie

26 gennaio 1958 Inaugurazione del centro di addestramento professionale "San Giuseppe Artigiano" e della scuola materna "Pace e Bene" (Cronistoria 7, 487) (Capuano, 24)
Il Centro di addestramento era frequentato da giovani donne che, guidate dalle suore francescane, seguivano corsi di ricamo e di cucito. Successivamente, negli anni Settanta, il complesso edilizio verrà ampliato dando vita al Centro Riabilitazione Motoria Padre Pio, un centro assistenziale a favore degli handicappati. (Scarale, Padre Pio, 163) (Giannuzzo, San Pio, 348)

 

 


Sala San Francesco
14 maggio 1959 inaugurazione del San Francesco dipinto dal pittore locale Antonio Ciccone nella Sala San Francesco
 
Il dipinto di San Francesco. Ciccone regge con la mano destra una cartella di disegni.



Le 2 chiese di Santa Maria delle Grazie
Il primo luglio 1959 si sentiva male, prostrato da una grave pleurite, volle tentare di celebrare la messa in Casa Sollievo. Ci riusci' ma al termine ebbe un collasso, non pote' tornare al convento, e rimase in Casa Sollievo anche la notte. (Cronistoria II, 540 ss.) (Capuano, Con p. Pio, 25)

Lo stesso giorno del 1 luglio 1959 ci fu la Consacrazione della Nuova Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

     Mons. Zohrabian mentre consacra la nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie


Incoronazione Madonna delle Grazie

Il giorno dopo, il 2 luglio si svolse la cerimonia di incoronazione della Madonna delle Grazie, nella chiesetta originale del convento, da parte del Cardinale Federico Tedeschini. Padre Pio era ancora ricoverato in Casa Sollievo, in una stanza al quarto piano, da dove menedisse i fedeli. (Cronistoria II, 541)

Il 3 luglio, prima di ripartire per Roma, il cardinal Tedeschini visito' "Padre Pio nella sua stanzetta di infermo alla Casa Sollievo." (L'Osservatore Romano, 5 luglio 1959, p. 7) (Campanella, Oboedientia, 81)




Madonna di Fatima 5-6 agosto 1959

Nella primavera del 1959 era stata trasportata in elicottero, dal Portogallo in Italia, la statua della Madonna di Fatima. Il 24 aprile 1959, la statua era arrivata a Napoli. Il programma prevedeva la sosta nei soli capoluoghi di Provincia. Ma il 5 agosto, per un eccezionale riguardo a Padre Pio, l’elicottero scese nella terrazza della Casa Sollievo, da dove la statua venne solennemente trasportata nella nuova chiesa, inaugurata appena un mese prima.
 Il giorno dopo, 6 agosto, verso mezzogiorno, Padre Pio, portato su una sedia sostenuta a mano, entrò per la prima volta nella nuova chiesa e, verso le ore 13, giunto in sagrestia, vi rimase immerso nella preghiera fino al termine della Messa che si stava celebrando in onore della Madonna. Dopo la Messa, si portò vicino la Madonna, la baciò, le mise in mano un rosario appena benedetto e si fermò a pregare. La statua della Madonna di Fatima venne poi portata prima nei vari Reparti ospedalieri e infine nel terrazzo dove era l’elicottero.

 Padre Pio, prima di tornare in camera, espresse il desiderio di potere salutare la Madonna che stava per essere allontanata. Allora lo condussero, sempre su una sedia sostenuta a mano, davanti l’ultima finestra del coro grande, da dove gli fu possibile salutare la Madonna mentre l’elicottero che la trasportava girava per tre volte attorno alla chiesa.

Secondo una testimonianza di padre Alberto D’Apolito, parroco in S. Severo, presente in quei giorni nel convento, Padre Pio, mentre l’elicottero girava attorno alla chiesa, in lagrime supplicava la Madonna dicendo: «Mamma mia, sei venuta in Italia e mi hai portato questo guaio, sei venuta a San Giovanni Rotondo e mi hai trovato ancora ammalato; ora te ne vai e mi lasci in queste condizioni, senza neppure darmi la tua santa benedizione».

E, mentre rivolgeva alla Madonna questo lamento filiale, avvertì un forte brivido e una sensazione di benessere. Egli stesso dirà: «In quel momento fui preso da una sensazione di calore e di benessere: ero guarito!».

La sera fu visitato dal prof. Gasparrini, il quale non riscontrò più traccia del suo male. Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, presente durante la visita a Padre Pio, sentì il prof. Gasparrini che diceva ai presenti: «Padre Pio sta bene e domani può celebrare liberamente in chiesa».

Per cautela, rimase in camera per qualche giorno ancora. Non tutti credettero al miracolo. Al riguardo, Padre Pio, rivolgendosi a padre Alberto D’Apolito, gli disse: «I medici possono dire quello che vogliono, la realtà è questa: che fino alla partenza della Madonna mi sen-tivo ancora tanto male che non potevo reggermi in piedi, non potevo camminare, non avevo neppure la forza di parlare; ora invece sto in piedi, cammino da solo, parlo, potrei anche scendere in chiesa a celebrare e a confessare, ma i medici hanno ancora paura». Poi, il 10 agosto, 49° anniversario della sua prima Messa, di sua iniziativa scese in chiesa a celebrare. (Giannuzzo, San Pio, 362-3)


                
Padre Pio rende omaggio alla Madonna di Fatima


 

febbraio 1960 Pavullo investigatore
Nel febbraio del 1960, il cardinale Ottaviani, segretario del Sant’Uffizio, decise di inviare padre Bonaventura da Pavullo a San Giovanni Rotondo per una indagine. Padre Bonaventura, fatta la visita, il 13 febbraio presentò una relazionein cui Padre Pio venive definito "retto, semplice, delicato", ma c'era anche "un'indebita implacabile ingerenza dei borghesi nelle cose del convento", e che "in questo luogo afflusce molto, direi troppo, denaro", e nei riguardi del comm. Angelo Battisti, un uomo "di cultura limitata, bravo amministratore, costretto a tamponare non poche falle." (Campanella, Oboedientia, 94-5)

Padre Bonaventura da Pavullo


12 marzo 1960 Crovini mandato come investigatore
La missione di mons. Crovini si svolse tra il 18 e il 28 aprile 1960. Mons. Crovini aveva rifiutato le credenziali che il cardinale Ottaviani voleva dargli e si presentò a San Giovanni Rotondo in privato, motivando la sua presenza sul posto con la necessità di essere sottoposto ad accertamenti clinici presso la Casa Sollievo. Sicché la visita avvenne in forma risevata. Durante la sua permanenza a San Giovanni Rotondo, mons. Crovini ebbe lunghissimi e riservati colloqui con Padre Pio, che, fra l’altro, gli diede garanzia assoluta sull’onestà e la competenza del comm. Angelo Battisti. Dopo due giorni di sosta nella Casa Sollievo, dove si fece ricoverare simulando la necessità di accertamenti clinici, mons. Crovini partì all’improvviso. (Giannuzzo, San Pio, 367-8) (Peroni, Padre Pio, p. 505, nota 19)
Mons. Mario Crovini (al centro)
 


Microfoni

L'11 maggio 1960 fu effettuata la prima registrazione in foresteria, durante l'incontro di Padre Pio con Cleonice Morcaldi. Quando Padre Giustino e fra Masseo riascoltarono il nastro credettero di percepire "delle frasi di tenerezza , delle espressioni di Padre Pio che noi non eravamo abituati  a sentire dalla sua bocca", e persino "un bacio." In realta' altri che ebbero modo di sentire successivamente le registrazioni riuscivano o capire 'poco o niente." Padre Giustino informo' i suoi superiori, e quando la notizia giunse anche a don Umberto Terenzi, questi "ando' subito a riferire la cosa al S. Uffizio e ne ebbe ordine di recarsi personalmente a San Giovanni Rotonso, di farsi consegnare i nastri, e di portarli la'." E cosi' avvenne. Successivamente padre Giustino fu chiamato a deporre per chiarimenti, sopratutto per qualche frase dialettale del posto. Mons. Crovini, conoscendo i luogi dove era avvenuta la registrazione pote' documentare: "Chi ha visto lo sportello tra la camera e la foresteria  vede bene che non si poteva passare dall'altra parte. Mi sembra quasi impossibile unire le facce e scambiare baci." Le intercettazioni nella cella #5 cessarono quando Padre Pio scopri' un buco che partiva dalla camera accanto dove dormiva Padre Giustino e vide che "attraverso la parete passava il filo del microfono che avevano collocato sotto il cuscio del letto. Fu lui stesso, con un coltello a serramanico, a tagliare i fili del microfono." (Campanella, Oboedientia, 112-6)

Don Terenzi andava dicendo che, dall’ascolto di 24 registrazio-ni, si potevano evidenziare affari poco chiari relativi alla gestione dell’Ospedale, nonché peccaminose effusioni delle pie donne. Al riguardo il Provinciale, padre Amedeo da San Giovanni Rotondo, che ebbe modo di ascoltare le bobine a fianco di don Terenzi, rilasciò una dichiarazione sotto giuramento affermando di non avere sentito «quasi nulla della conversazione di Padre Pio con le “pie donne”. La voce registrata era così fioca che potei captare solo qualche parola, mai una frase completa. Fu ad un certo punto che don Terenzi, anche lui in ascolto insieme con me, mi disse: “Attenzione! Qui sentirai scoccare un bacio”. Ma io non l’ho udito affatto questo scocco» (Giannuzzo, Padre Pio, 374)

Le cosiddette tre «pie donne», tutte legate a Padre Pio e alla Casa Sollievo della Sofferenza: Cleonice Morcaldi, maestra in pensione; Tina Belloni, nubile benestante che aveva acquistato una casa vicino al Convento; Caterina Telfener, moglie del conte John Telfener, amministratore unico della società immobiliare annessa alla Casa Sollievo . (Giannuzzo, San Pio, 365)


La stanza della foresteria con la finestra incriminata

Altre fonti: A poco a poco, tra la fine di maggio e il giugno del 1960, vennero impiantati microfoni e registratori ovunque il Padre era solito intrattenersi con il comm. Angelo Battisti o con qualcuna delle tre «pie donne», legate alla Casa Sollievo. Venne installato un microfono anche sotto il letto della cella di Padre Pio. (Giannuzzo, San Pio, 372) (Peroni, San Pio, 497-8)   (CHIOCCI e CIRRI, vol. III, p. 554-5 )  (PRONZATO, Padre Pio, mistero doloroso, p. 287) 



Mons. Maccari

Il 30 luglio 1960, mons. Maccari, accompagnato da don Giovanni Barberini, giunse a San Giovanni Rotondo come visitatore apostolico inviato dal card. Alfredo Ottaviani, segretario del Sant'Ufficio. Rientrò provvisoriamente a Roma il 6 agosto per riferire le sue impressioni e «per non turbare, con la sua presenza, la celebrazione del cinquantesimo di Messa di Padre Pio». Il 16 agosto monsignor Maccari tornò a San Giovanni Rotondo e vi rimase per un'altra quarantina di giorni, durante i quali interrogò moltissime persone, compresi Padre Pio e il commendator Battisti. Il 5 novembre consegnò al Sant'Offizio il frutto di tale lavoro: una relazione di 208 pagine, più due cartelle di documenti. Poche parole estratte dalla sua relazione:

«C’è oggi una vera industria, che vive e prospera con la propaganda della “santità del primo sacerdote stigmatizzato”.
"Tutta quest’atmosfera di falso soprannaturale... non è altro che il frutto di una colossale e capillare organizzazione in mano a pochissime figlie spirituali, a loro volta aiutate e sostenute ciecamente da altri uomini e donne... Non risponde a verità dire che l’interessato principale sia completamente all’oscuro di una macchina che si fa sempre più mastodontica e che reca in tutto il mondo la fama della sua “santità” e dei suoi “miracoli”».

Misure proposte: a).ricondurre il religioso alla osservanza della regola conventuale, pur tenendo conto dell’età e delle condizioni di salute; b).togliere l’ora fissa nella celebrazione quotidiana della Santa Messa, cominciando (con il pretesto dell’età e della salute) a posticipare l’orario attuale; c).proibire ai sacerdoti e molto più ai Vescovi di servire la Messa a Padre Pio o assistervi entro il presbiterio; d).conservare l’attuale disciplina per le confessioni delle donne, ma rivedendo attentamente il sistema delle prenotazioni e facendo sì che le “pie” e le “fedelissime” si accostino al confessionale del Padre non più di una volta al mese; e).trovare un direttore spirituale prudente ed esperto».  «Eliminare ogni interferenza della Curia Provinciale di Foggia; scegliere il Guardiano sempre da altra Provincia; procedere ad un graduale ricambio di religiosi, prendendoli anche da altre Province»
Le misure, specificatamente proposte nella relazione di mons. Maccari, saranno accolte e fatte proprie dal Sant’Uffizio nella riunione del 14 dicembre 1960. (Campanella, Oboedientia, 152-8) (Giannuzzi, San Pio, 389-90)


Mons. Maccari



Padre Paolo Philippe, domenicano

L'1 febbraio 1961 Mons. Philippe, domenicano, ando' da Padre Pio su incarico della Suprema Congregazione del Sant'Uffizio in una "missione segretissima' per contestargli le accuse che gravavano su di lui dalla documentazione presente in Congregazione. Philippe concluse con una relazione altamente negativa.

Ecco alcune frasi: «P. Pio mi è apparso come un uomo di intelligenza limitata, ma molto astuto ed ostinato, un contadino furbo che cammina per la sua strada senza urtare i Superiori di fronte, ma che non ha alcuna voglia di cambiare».

«P. Pio è passato insensibilmente da manifestazioni minori di affettuosità ad atti sempre più gravi, fino all’atto carnale. E, adesso, dopo tanti anni di vita sacrilega, forse non si accorge più della gravità del male. Questa è la storia di tutti i falsi mistici che sono caduti nell’erotismo».

Un giudizio così duro su Padre Pio spinse padre Paolo Philippe a suggerire, nella sua Relazione, misure ancora più severe di quelle proposte da mons. Maccari:
«1°)Sospensione dalle confessioni dei fedeli, “ad nutum S. Officii”;
2°)sospensione dalla S. Messa, finché lasci S. Giovanni Rotondo;
3°)trasferimento al più presto possibile in un convento lontano» (Campanella, Oboedientia, 179-80)

Futuro Cardinale Mons. Paul-Pierre Philippe




Mons. Andrea Cesarano
18 aprile 1961 Mons. Cesarano giorno in cui mons. Cesarano, arcivescovo di Manfredonia, «si recò a far visita al Santo Padre. Subito gli chiese: “Che mi racconti di Padre Pio? " “Padre Pio è sempre l’uomo di Dio che ho conosciuto all’inizio del mio trasferimento a Manfredonia. È un apostolo che fa alle anime un bene immenso”. “Don Andrea, adesso si dice tanto male di Padre Pio”. “Ma per carità, don Angelo. Sono tutte calunnie. Padre Pio lo conosco sin dal 1933 e t’assicuro che è sempre un uomo di Dio. Un santo”. “Don Andrea, sono i suoi fratelli che l’accusano. E poi... quelle donne, quelle registrazioni... Hanno perfino inciso i baci”. Monsignor Cesarano: “Per carità, non si tratta di baci peccaminosi. Posso spiegarti cosa succede quando accompagno mia sorella da Padre Pio?” “Dimmi”. E monsignor Cesarano raccontò al Santo Padre che quando sua sorella incontrava Padre Pio e riusciva a prendergli la mano, glie la baciava e gliela ribaciava, tenendola ben stretta, malgrado le vive rimostranze [del Padre] nel timore di sentire un ulteriore male per via delle stigmate. Il buon Papa Giovanni alzò lo sguardo al cielo ed esclamò: “Sia lodato Dio! Che conforto che mi hai dato. Che sollievo! Ti prego, avverti subito il cardinale Tardini e il cardinale Ottaviani del tuo arrivo. Di’ a loro ciò che hai raccontato a me. Domani ci sarà la riunione dei membri del Santo Offizio che discuteranno proprio il caso di Padre Pio. Io ti preannunzierò ai due Eminentissimi con una telefonata”...». In seguito, dopo queste ed altre chiare e convincenti informazioni ricevute da mons. Cesarano, anche il Pontefice affermerà: «Su Padre Pio mi hanno ingannato» (Campanella, Oboedientia, 183-5)

Mons. Cesarano fa l'ingresso a Manfredonia nel 1931

 Pia Pennelli da' un bacio schioccante alla mano dello zio Padre Pio, al termine della cerimonia di matrimonio

       fedeli che baciano in modo schioccante la mano di Padre Pio

Furio Rendine, famoso cantante di canzoni napoletane, bacia con intensita' schioccante la mano di Padre Pio

Una bambina subito dopo la Prima Comunione bacia con intensita' schioccante la mano di Padre Pio





Rosario
20 gennaio 1962. Padre Pio riceva la facolta' di poter commutare la recita dell'Ufficio divino, in quella del rosario intero.
 
                    

 

                            Padre Pio con la corona del rosario in mano



Concilio
Ottobre 1962. Iniziano le visite a Padre Pio di molti vescovi, convenuti al Concilio Ecumenico Vaticano Secondo. Eccone alcuni.
                                                                               


 Il 23 agosto 1963, la Congregazione dei Religiosi, deposto il Provinciale padre Torquato da Lecore, nominò padre Clemente da Santa Maria in Punta amministratore apostolico della Provincia cappuccina di Foggia, incarico che durerà fino al 1970.



3 giugno 1963 muore Giovanni XXIII
 


Piena liberta'
30 gennaio 1964 Paolo VI al cardinal Ottaviani: "Padre Pio svolga il suo ministero in piena liberta'.

   Papa Paolo VI


12 febbraio 1965 Cardinal Ottaviani per ordine del Papa Paolo VI: non piu' restrizioni per Padre Pio.

Cardinale Alfredo Ottaviani



50 anni a San Giovanni Rotondo
28 luglio 1966 50 anni di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. L'amministrazione civica pone una lapide ricordo sulla facciata della chiesa.
50 anni a San Giovanni Rorondo


Messa seduto
21 novembre 1966 ottiene il permesso di celebrare la messa in pubblico seduto, con l'altare rivolto al pubblico.

       Celebra seduto



60 anni di voti permanenti
26 gennaio 1967  60 anni voti permanenti, e 25 maggio compleanno di Padre Pio. Il Cardinal Amleto Cicognani manda un telegramma di congratulazioni a nome del Papa, con l'autorizzazione a dare una speciale benedizione ai fedeli. Il 5 maggio Padre Pio riceve dal Papa un telegramma per il suo compleanno.
Card. Amleto Cicognani     Telegramma




Sedia a rotelle
29 marzo 1968 Comincia a usare la sedia a rotelle
      
Padre Pio sulla sedia a rotelle



Mary Pyle
26 aprile 1968 muore Mary Pyle nell'ospedale Casa Sollievo, dopo dieci giorni di degenza.
Mary Pyle


23 settembre 1968 muore Padre Pio alle 2:30 del mattino
La folla si riversa in chiesa alla notizia della morte di Padre Pio

 
Il giorno della morte del Padre, un suo fedele, Giovanni Scarale, fondatore del Circolo Culturale «Lo Sperone» di San Giovanni Rotondo, scrisse alcuni bellissimi versi. I versi vennero affidati per la stampa ad una tipografia, che li riportò, durante i quattro giorni della esposizione della salma del Padre, in duecentomila volantini e migliaia di manifesti. Presto ne furono tappezzati i muri delle principali vie del paese. (Peroni, Padre Pio, 589) (Scarale, Padre Pio, 247-8) (Giannuzzo, San Pio, 429-30)




              

              

 

 


 

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